
Ma certo, sei confuso, si vede. Stai li a ricontate con le dita ripassando tutte le moto del mondo del 97 che hai in bagno e una moto a cinque cilindri proprio niente di mai niente niente. Poraccio.
La Cinquilindrica non é un raduno di moto a cinque cilindri. É una experience. Un mood. Una parola figa in inglese che trasuda la quintessenza del motociclismo: le uscite a due.
Fammi parlare e ascolta che tutto tra poco avrá un senso.
Cinque cilindri… Pensali in versione estremissima tipo quattro de qua e uno dellá. Eccoti. La coppia perfetta, meglio di Bud Spencer e Terence Hill. Uno forte e grosso, laltro smilzo e agile. Fuori a scorazzare senza meta per mille avventure.
Pheegah… La CINQUILINDRICA! Cinque cilindri che spompano per lentroterra in sintonia, il massimo del woke. Una quattrocilindri giapponese figlia della perfezione e di nobile cubatura accompagnata da un piccolo mono svedese, di padre austriaco e madre indiana. Per giunta nera.
Ecco di cosa stiamo parlando

E gnente.
La Cinquilindrica comincia sempre cosí, puntello dal benzinaio di Zoagli: il Bubi con la Pilen 401 e Tech con la Z900.

Ora, parliamone. Tech é il mio amico local. Tech lo chiamo io, in veritá si chiama Tech Noir. E hai giá capito quanto é nerd. Ma se lo hai capito allora sei piú nerd di lui. Ça va sans dire é un genio dei computer e non si abbronza mai.
Tech é anche molto tech. Abbigliamento tecnico sempre, secondo me sotto sotto ha pure calzini e canotta da moto, guida impeccabile che se hai letto il libro “la curva perfetta” sai che non l’ha scritto lui ma lui non ha neppure bisogno di leggerlo.
Tech ha il cervello radar degli uccelli migratori, gira senza mappa, fiuta i velox a due regioni di distanza e vede oltre che dietro alle curve, anche dietro il casco.
Ma basta parlare del mio mentore, veniamo alla CINQUILINDRICA.

Fondamentalmente si sta sugli appennini ligutoschemiliani o nelle loro valli, a seconda di dove tira il vento e dove c’é fresco.
Questo giro aveva come meta “far fare il bagnetto a Bubi in un fiume”.


Allora passiamo dal passo del Bocco per sgranchirci un po e andiamo a visitare il laghetto del Bocco. Un po’ una roba da film horror, con semi palude e albergo abbandonato. Il fascino dell’entroterra insomma.





Li vicino arriviamo alla spiaggia del fiume, posto figo anche con baracchino, dj set e bagni chimici.
Visto che fa caldo ne approfitto.



Acqua limpida, gelida, dolce. Un toccasana. Un toccasana e fuga. I cinque cilindri devono masticare asfalto, mica pettinare le pettinabili!
E poi é quasi ora di pranzo. Curva di qua curva di la e siamo a Varese Ligure dove oltre alle tagliatelle facciamo anche il pieno di cultura.


Visita al forte di Varese con mostra fotografica e non solo.






Comunque, dopo pranzo siamo andati a suonare il campanello di Kappa e siamo scappati. Ahahahahaha. Prima ci siamo fatto offrire un caffé peró. Sai, la digestione.

Presi da questa fame di ruderi, una settimana dopo si parte alla volta di Fosdinovo, fu cittá imperiale.




No, allora, per arrivare qua abbiamo fatto la strada a valle dietro al Bracco, alberi, fiumi, curve, quasi fresco. A 37 gradi quasi un cazzo ma vabbé, sei in moto, il mondo é tutto meraviglioso.
E gnente, arrivati a Fosdinovo ci accculturiamo subito, acculturati anche tu:












E per finire in bellezza, un gatto peloso e dei seiko kinetic d’epoca


Attention, piazza dal comune con fontana acqua potabile, molto molto importante.


La giornata si conclude, dopo essermi rifocillato con testaroli al pesto a Sarzana, con gara di rutti sul Bracco. Esperienza meravigliosa con poche moto e paparazzo che ci coglie in flagrante mentre andiamo a 69 km/h



E per cocludere, una bella foto taroccata di Bubi

